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Storia del sito

Stabiae è l’antico nome dell’insediamento situato a Sud del Golfo di Napoli. Per la conoscenza delle sue fasi più antiche fondamentale è la documentazione fornitaci dalla necropoli rinvenuta a partire dal 1957 in località Madonna delle Grazie, che con circa 300 tombe risalenti ad un arco cronologico compreso tra il VII e il III sec. a.C. attesta l’importante ruolo strategico e commerciale svolto da questa città in età arcaica.

Il periodo successivo, tra il III sec. a.C. e l’89 a.C., anno della distruzione di Stabiae ad opera di Silla, è scarsamente documentato in quanto termina la frequentazione della necropoli; due insediamenti nel territorio testimoniano una distruzione nel corso del I sec. a.C.; il santuario di Privati, alla fine del II sec. a.C. viene abbandonato. Dopo l’annientamento ad opera di Silla nell’89 a.C. Stabiae si trasformerà in un sito residenziale: sul pianoro di Varano vengono costruite ville di otìum in posizione panoramica e un impianto urbano di circa 45.000 mq non ancora riportato alla luce. Stabiae viene sepolta durante l’eruzione del 79 d.C. da circa 3 m. di cenere e lapilli che provocano un avanzamento della linea di costa. Dopo circa 42 anni dall’eruzione, Stabiae ritorna a vivere: infatti P.P. Stazio esorta sua moglie a raggiungerlo a “Stabìas renatas”. Nel 121 d.C. la colonna miliare rinvenuta negli scavi del Duomo attesta che la strada per Nuceria è nuovamente percorribile. Nel II sec. d.C. nuove necropoli sono attestate a Grotta S.Biagio, Santa Maria la Carità e Pimonte.

Storia degli scavi

Gli scavi di Stabiae ebbero inizio il 7 giugno 1749 per volere di Carlo Ili di Borbone. Fu esplorato un impianto urbano, con botteghe e strade e sei ville residenziali sul ciglio del pianoro di Varano. Lo scavo avveniva, secondo l’uso del tempo, attraverso cunicoli rinterrando e passando ad altro quando i rinvenimenti non erano ritenuti degni di essere esposti al Museo Borbonico di Portici.

Il lavoro svolto dagli scavatori borbonici fu pubblicato nel 1881 da M. Ruggiero, architetto collaboratore del Fiorelli, allora direttore degli scavi di Pompei. Fu raccolta tutta la documentazione borbonica consistente in diari di scavo, disegni e grafici. Fu redatta anche una planimetria complessiva dei rinvenimenti effettuati nel territorio stabiano. Negli anni ’50 riprende l’interesse verso il sito stabiano, con lo scavo definitivo delle ville ad opera di L. D’Orsi. Per motivi di tutela e conservazione furono distaccati dalle ville numerosi affreschi poi raccolti nell’Antiquarium, inaugurato nel 1957.

Villa S.Marco

Con circa 11.000 mq. si estende in splendida posizione panoramica sul ciglio del pianoro di Varano. Così denominata da una cappella esistente nella zona nel 700, la villa comprende due grandi peristili, situati a diversi livelli, intorno ai quali si sviluppano una grande piscina, sale di rappresentanza e ambienti residenziali. La villa è dotata di un completo quartiere termale il cui orientamento segue quello della strada sottostante con la quale comunica attraverso una scala: è possibile ipotizzare che la zona termale fosse ad uso pubblico anche perché ben isolata, attraverso doppie porte, dal resto della villa. Il nucleo più antico, risalente ad età augustea è costituito dall’atrio tetrastilo con gli ambienti circostanti da cui si accede alla grande cucina. Ad Est dell’atrio è stato individuato recentemente un ingresso secondario attraverso la strada che conduceva alla sottostante zona litoranea. Da tale ingresso si accedeva ad un quartiere rustico collegato alla villa attraverso un piccolo peristilio con al centro un’area verde con un albero da frutto. Intorno vi erano latrine e ambienti di servizio, forse celle per conservare derrate alimentari.

Villa Arianna

La villa, così denominata dall’affresco raffigurante Arianna abbandonata da Teseo a Nasso, rinvenuto negli anni ’50 sulla parete di fondo del triclinio 3, fu scavata in epoca borbonica e successivamente interrata. Riscavata negli anni ’50 ha evidenziato una complessa planimetria che adegua gli ambienti all’orografia del luogo. Collegata con la pianura sottostante attraverso rampe e gallerie è articolata in quattro nuclei: atrio e ambienti adiacenti, risalenti ad età tardo-repubblicana, ambienti di servizio e termali di età augustea, ambienti ai lati del triclinio estivo risalenti ad età neroniana e grande palestra annessa alla villa in età flavia. L’atrio di tipo tuscanico presentava in età tardo repubblicana l’accesso ai due in secondo stile successivamente tamponato. Il settore termale, connesso con gli ambienti di servizio, è costituito da calidarium, tepidarium e laconìcum con alcuni abbienti adibiti al riposo e alla siesta.

Quindi si raggiungono una serie di ambienti aggiunti nell’ultimo ampliamento di età neroniana, affacciati sul panorama del golfo, preceduti da un portico e sostenuti da due terrazze ad archi ciechi in parte franate a valle. Oltre questi ambienti si apre un grande peristilio, molto probabilmente una palestra, la cui area centrale era coltivata a verde.

Secondo Complesso

La villa, separata da villa Arianna da una stradina sulla quale si aprono le finestre strombate del muro perimetrale, fu esplorata, rilevata e depauperata di gran parte dei pavimenti a mosaico in epoca borbonica. Riscavata parzialmente tra il 1967 e il 1971 per una superficie di circa 1000 mq., presenta un peristilio con una serie di ambienti affacciati sul lato Nord. Dalla planimetria borbonica si evidenzia che il lato Sud del peristilio era chiuso e presentava un finto porticato realizzato con semicolonne addossate alla parete, al di là della quale era il quartiere termale costituito da calidarium, frigidarium e laconicum.

Ad Est è l’oecus  con una decorazione a fondo nero di tardo terzo stile e una serie di ambienti ad orientamento diverso che possono essere considerati come un ampliamento di età imperiale o come la fusione con un diverso edificio preesistente. La decorazione del nucleo più antico della villa è quasi del tutto scomparsa. I pavimenti, asportati in gran parte nel corso degli scavi borbonici, furono inseriti nella pavimentazione di alcune sale del Reai Museo Borbonico, oggi MANN. In situ restano solo tracce dell’originaria decorazione musiva costituita da tessellato bianco-nero.

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