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Solo pochi fra gli artisti professionisti possono permettersi il lusso di avere uno studio. Sono pochi anche coloro che possono permettersi di adibire a studio un’intera stanza della propria casa. Il problema, comunque, non è grave: uno studio non è indispensabile per realizzare buone opere. Né è obbligatorio possedere il tradizionale cavalletto.

Ben più importanti di tutto ciò sono: una fonte di luce, che deve cadere dalla parte opposta rispetto alla mano con cui si dipinge, il facile accesso ad un lavandino e la possibilità di vestire in modo informale per alcune ore. Queste cose, oltre a carta o tela, ad alcuni colori, alcuni pennelli di buona qualità, qualche pastello e molti stracci, costituiscono l’equipaggiamento essenziale sia per il professionista che per il dilettante. Le regole da non infrangere sono molto poche.

La principale è che, iniziando a lavorare con luce artificiale, non è consigliabile continuare con la luce naturale, e viceversa. Questo perché la luce artificiale possiede delle lunghezze d’onda che fanno apparire i colori diversi da come sono alla luce del sole. La comune lampadina elettrica è forse quella che meno influisce sulla corretta visione dei colori: tende, comunque, ad accentuare la componente gialla.

C’è infine da dire che alcuni pittori preferiscono lavorare alla luce dei comuni led, somiglianti a sufficienza a quella solare.

All’illuminazione con una lampadina normale, quindi, si usa aggiungere una lampada azzurra complementare. Se sul pavimento c’è un tappeto, è preferibile coprirlo con vecchi giornali: non sempre è facile pulire le macchie.

In copertina

L’atelier del pittore (L’Atelier du peintre) è un dipinto a olio su tela di Gustave Courbet, realizzato nel 1854-1855 e conservato al museo d’Orsay di Parigi.

Come si può vedere, poche sono le cose strettamente necessarie per dipingere, almeno all’inizio. L’attrezzatura deve soddisfare le necessità del pittore, che possono essere le più varie e cambiare di volta in volta, è da tecnica a tecnica. Il materiale cresce e si evolve assieme alla personalità dell’artista. In uno studio si possono trovare gli oggetti più disparati, alcuni nuovi fiammanti, altri vecchi, tutti, comunque, utili a qualche scopo: e in ognuno di essi c’è un po’ la storia di chi li usa.

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