Tag: fauve

Fauvism, ovvero Donatello tra le belve. 

Il Salon d’Automne si svolgeva a Parigi ed è stato un evento a cadenza annuale che ha accolto molti artisti. Nel tempo ha ospitato elaborati di moltissimi creativi e ha dato modo all’arte di rinnovarsi ed evolversi. Ma nel 1905 l’esposizione venne animata da uno sgradevole clamore al pari del disgusto e dello sdegno che la critica ebbe nei confronti degli impressionisti del 1874: un gruppo di artisti  con le proprie opere vennero aspramente criticati e letteralmente attaccati.

L’utilizzo del  colore considerato nel suo utilizzo violento ed irritante, era stato paragonato ad un vasetto di vernice lanciato sul  viso del pubblico. Tanto che una statua classicheggiante presente nella sala era stata considerata  come un “Donatello chez les fauves”, Donatello in mezzo alle belve.

E da quell’istante “belve” divenne la definizione di quegli artisti che eseguirono un nuovissimo impiego della pittura e della tendenza, contrapposta all’impressionismo, di esprimersi in maniera soggettiva proiettando il proprio io. I temi però non sono tormentati o angosciosi ma luminosi ed equilibrati. Il colore diviene espressione massima della gioia.

Tra i  pittori più rappresentativi dei Fauves abbiamo Matisse. Il suo coraggio sta nell’aver accostato la sintesi della forma campita del disegno con l’applicazione di colori puri. Matisse, pur traendo lezione dagli impressionisti, riesce presto a svincolarsi da fastidioso esercizio imitatorio della natura per manifestare ciò che percepisce e sente mediante la stessa materia pittorica.

Si accosta agli  insegnamenti di Cézanne(da cui assimila il senso della composizione)e di Signac (che gli insegna  la luminosità che deriva dall’accostamento di colori puri). Il Pointillisme portò Matisse ad usare i colori accostati, prima in trattini e poi per larghe superfici.

Assieme a Lusso, Calma e Voluttà, luminosamente divisionista, nel Salon del 1905,  espone il Ritratto con la riga verde dove la figura campita di tinte piatte è già ben visibile. I colori sono inverosimili ma opportuni: la verticale verde segna una dorsale divisoria tra la luce e l’ombra creando un rilievo, il chiaro del viso è reso ancor più luminoso dall’accostamento delle tinte più sature dell’abito, dell’ambiente e dei capelli.

il rosa del volto non è presente neanche  In Donna col cappello, dipinto nello stesso anno.

Quando nel 1907 il Movimento fauve si scioglie, Matisse continua il suo cammino di sintesi dell’immagine e di espressione di dinamismo e grazia. Una delle opere più significative è La danza, un girotondo lineare di nudi danzanti. Attraverso la composizione ed il colore, Matisse manifesta lo straripare incontenibile della vita, la sua continua rigenerazione e quel balzo vitale che, secondo ciò che il filosofo Henri Bergson affermava in quegli anni, costituisce il presupposto dell’esistenza.

Le proporzioni e la composizione sono state eseguite per ideare una  chiara condizione di bilanciamento e un’armonia tra le parti.

I tre colori essenziali  presenti nella sintesi additiva, ovvero il blu, il rosso e il verde diversificano le masse di colore e creano lo spazio immateriale in cui esse tendono a spingersi.

I continui viaggi in Africa di Matisse favoriscono l’alto senso di stilizzazione decorativa . Le sculture di arte locale servono a lui e ad altri pittori del primo Novecento (Picasso e Modigliani tra questi) per giungere alla massima semplificazione espressiva e formale. La semplificazione proseguì all’interno del percorso di Matisse come dimostra il Nudo rosa, un enorme corpo disteso con un fondo schiacciato e dai colori vivaci. Matisse non arriverà mai alla pura astrazione geometrica perché le sue forme sono identificabili negli oggetti reali ma è astratto nell’attimo in cui non riproduce il mondo esteriore ma quello interiore.

Oltre ai corpi Matisse depura anche lo spazio: i suoi ambienti completamente rossi perdono spessore e prospettiva perché tutti i piani (pavimento, pareti, tavoli) appaiono diluire tra loro. È visibile sia in Stanza rossa (1908) che in Studio rosso (1911).

Oltre ad adoperare colori saturi (cioè con la massima limpidezza, senza essere uniti con il bianco o con il nero) Matisse avvicina spesso i complementari in modo da esaltare la luminosità dell’abbinamento di colori.

Tipico è l’uso della coppia rosso-verde come nei Pesci rossi (1912). Ad un certo punto della sua esistenza Matisse non riesce più ad afferrare il pennello in mano per una pesante forma di artrosi. Arriva però ad usare abilmente le forbici dimostrando ben presto prontezza. Celebra così  l’inizio della fase dei cut-outs, ritagli di carta colorata che unisce direttamente sui tessuti conseguendo esiti grafici molto energici ed uno spiccato bidimensionalismo.

Si ispirano ai cut-outs anche i bozzetti per le vetrate che realizzerà negli anni a venire: foglie e forme geometriche di dipanano tra le aperture della piccola cappella di Vence, integralmente progettata dall’artista nel 1951.

Lasciami un LIKE per sbloccare i contenuti I Leave me a LIKE to unlock content.
60 seconds
Translate »