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Analizzando il quadro, si scopre un non curato disegno anatomico, nel volto della Venere dal naso troppo affilato e puntito, nelle sue gambe, nella fattura della spalla piena e mascolina.

La delicatezza della scena è sottolineata dalla modalità pittorica che amalgama lo stile alla trama, esaltando la robusta presenza di Vulcano, sottolineata dallo stile pittorico vigoroso e tenebroso, contrapposto alla luminosità di Venere, affusolata tra le ombre impercettibili, scevre di ogni forte contrasto tonale.

Tintoretto – Venere, Vulcano e Cupido – 1560Il racconto prosegue con il mito di Venere, moglie di Vulcano, che si innamora di Marte e con lui tradisce il marito nella propria camera nuziale. Il Sole scopre l’adulterio e lo rivela subito a Vulcano. Questi, infuriatosi, si vendica costruendo una rete invisibile, da legare attorno al letto disonorato.

Vulcano nel dipinto scopre la sua amata che si lascia andare incantata ad un istante ascetico, mentre Cupido sembra incerto sul da farsi. La brutalità del Dio si contrappone alla delicatezza del panneggio dove poggia la dea. E’ il dipinto rappresenta il qui ed ora, il momento in cui Vulcano mette in atto il suo diabolico piano.

Le pitture dell’artista si ispirano agli affreschi di Pompei e alle lezioni dei Fauves, spaziando dallo studio del classicismo rinascimentale e manierista fino alle recenti sperimentazioni della Transavanguardia. Le opere dell’artista rappresentano un lungo viaggio verso il mito, e qui vi è presente un chiaro omaggio a Tintoretto autore del dipinto Venere, Vulcano e Cupido del 1560.

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