La pietra e il santo

Immergiamoci nel passato delle dolci notti di Caposele, borgo tra i Monti Picentini.

Qui, dove un antico campanile si erge solitario tra gli alberi, c’è un luogo che ha ispirato una delle leggende più famose della Campania: la Pietra dell’orco.

Caposele è situato nell’abitato che si apre a ventaglio alle pendici del monte Paflagone. Si erge tra le incontaminate rocce dove nasce il fiume Sele – l’antico Silarus (o Silerus), oggi in gran parte deviato verso la Puglia. 

In questa parte di Irpinia, infatti, si narra di un misterioso antro, un tempo frequentato da un essere gigantesco. Questo autentico mostro, per giunta carnivoro, era un orco.

La bestia, come ogni mostro che si rispetti, si cibava di carne umana e preferibilmente di bambini, più facili e più tenere prede. Ad allontanare per sempre la terrificante presenza dalla montagna, secondo i leggendari resoconti, fu uno “specialista” in materia: l’Arcangelo Gabriele. La figura mistica avrebbe ucciso il mostro dopo la rituale lotta.

Molto tempo dopo la stessa caverna sarebbe stata oggetto di altre efferatezze. Sarebbe stata usata dai briganti nel corso della loro feroce rivolta contro l’esercito “invasore”.

In Irpinia le storie di orchi sono frequenti.

D’altra parte i racconti che ruotano intorno alla mostruosa figura sono numerosi in tutta la Campania e nel resto del Paese. Secondo alcuni studiosi sarebbero anche i primi racconti di questo genere ad essere apparsi in Europa. E proprio un campano celebre, il grande Giambattista Basile, nell’ispirare tutti gli scrittori di fiabe con il suo Cunto de li Curiti (1634), avrebbe fornito anche il prototipo dell’orco. Ad esso si sarebbe poi ispirato Charles Perrault per creare quello che sarebbe poi diventato l’orco tradizionale delle fiabe.

Caposele non è solo il luogo dove nasce il Sele, che viene quasi interamente convogliato nei grandi canali sotterranei dell’acquedotto pugliese, che con i suoi 245 km, è uno dei più lunghi del mondo. È un centro importante anche per la presenza del Santuario di Materdomini, nell’omonima fra­zione, consacrato a san Gerardo (nato a Muro Lucano nel 1726 e morto a Caposele nel 1755). Il culto del santo si è aggiunto a quello della Madonna (la prima chiesetta, sorta dopo il ritrovamento di una statua della Vergine, risa­le al XII secolo), meta ininterrotta di grandi pellegrinaggi.

A proposito del santo

San Gerardo ebbe una  breve (è morto a 29 anni) ma intensa vita e Giovanni Vacca (Nel corpo della tradizione) sottolinea come si sia trattato di un “concentrato di simboli” che gli storici non contestualizzano e rimandano a “influenze orientali che sarebbero sopravvissute nella Chiesa”. Ma, aggiunge lo studioso napoletano:

“Questi simboli, però, essendo parte dello stesso unico grande complesso mitico-rituale, risultano invece perfettamente coerenti con lo schema folklorico dei riti di passaggio e di sostituzione”.

Il riferimento è agli episodi che vedono san Gerardo guaritore, profeta, estatico, in grado di camminare sull’acqua, di autoflagellarsi e, ovviamente, di lottare con il demonio. Tutto questo allo scopo di “fidanzarsi” con la Madonna, come ebbe a dichiarare infilando un anello al dito della statua della Vergine.

Al santo è legato poi un rito che, come altri analoghi, rimanda alle antiche ritualità pagane: la “benedezione dei semi”. Ogni anno, nel dies natalis del santo, a metà ottobre, il vescovo benedice quintali di grano sistemati nel piazzale della chiesa. Grano che viene poi distribuito ai fedeli come buon augurio per la fertilità dei raccolti.

Cenni storici

L’origine del paese (il cui toponimo antico Caput Sylaris, è conservato dal nome Caposele e nella pronuncia dialettale Capussela) risalirebbe al periodo delle lotte fra tribù sannitiche e Romani. Sui verdi rilievi ricchi di sorgenti si sarebbero rifugiate le genti in fuga dalla guerra. Luoghi di pace dove, se­condo gli studiosi, nei tempi più remoti si celebrava il dio Pan. Oltre un migliaio di anni dopo, circa, da questi luoghi di serenità partiranno alcuni crociati alla volta di Gerusalemme. Saranno inviati da Filippo Baldano di Caposele a Dudon di Conza, nobile guerriero impegnato nella liberazione della Terra Santa. 

Analoga missione ebbe luogo nel 1322, quando uomini e fanti vennero spediti a combattere i musulmani. Qualche decennio dopo, una parte del borgo fu donata dagli Aragonesi al poeta Iacopo Sannazaro, che l’ebbe in dono dalle mani dei sovrani. Ma sarà solo con Luigi Gesualdo che Caposele, nel 1494, diventerà Università, ovvero Comune autonomo.

Infine, una curiosità sull’acquedotto: la commissione di studi del ministero Lavori pubblici fu nominata nel 1896, ne facevano parte il fisico francese Antoine Cesar Becquerel e gli onorevoli Giuseppe Pavoncelli, al quale è dedicata la galleria, e Renato Imbriani. La prima pietra venne posata oltre cento anni fa, nel 1906. Per la sua costruzione furono demolite diverse case e spostata la chiesa della Sanità. Venne deciso di lasciare al suo posto il campanile, che ancora oggi svetta solitario tra gli alberi. Un’immagine mistica ed emozionante che da sola giustifica un’escursione nel paese del grande fiume.

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