Storie inconsuete: Il mistero di Zi Vicienzo, la Mummia di Bonito

Quassù, al confine col Sannio, sono molti i centri che hanno tante cose da raccontare e bellezze da mostrare. Uno di questi è Bonito, il cui nome è legato a una famiglia e a un santo francese riprodotto in una statua conservata all’interno dell’omonima chiesa.

Eccoci, dunque, a quello che si può considerare uno de­gli x-files più sorprendenti di tutta l’Irpinia e forse dell’intera Campania: la storia di “Zi Vicienzo”.

Una misteriosa mummia che si può ammirare in una cappella nella zona più suggestiva del paese, lungo via Belvedere, dalla bonitese chiamata “il muraglione”. E già qui cominciano i racconti popolari, che narrano di motori che si spengono, di voci misteriose che si odono nel vento, di strane sensazioni che agitano le notti del borgo.

Ma al di là delle facili suggestioni, rimangono comunque molti punti interrogativi, a cominciare dal rinvenimento. Secondo Mario Nuzzo (L’Italia scopre i miracoli di zi’ Vicienzo’), il corpo mummificato sarebbe stato ritrovato “in perfetto stato nelle fondamenta di una vecchia chiesa crollata in seguito ad un terremoto, agli inizi dell’800”.

Alle origini della scoperta della Mummia

Per altri la scoperta avvenne dopo l’editto di Saint Cloud, la legge napoleonica che ordinava la sepoltura dei morti esclusivamente nei cimiteri pubblici posti al di fuori delle città. E quindi, la riesumazione dei defunti sepolti nelle chiese. Il luogo del ritrovamento, secondo i più, dovrebbe essere la chiesa dell’Oratorio. La data, per lo studioso bonitese Carlo Graziano, quella del 1850. Quando “nell’ipogeo, infatti, furono rinvenuti un cumulo d’ossa e teschi e due corpi integri in carne ed ossa’. Uno a contatto con l’aria si polverizzò, l’altro, quasi intatto, fu posto su una sedia impagliata”.

Diverse le ipotesi formulate sull’identità della mummia – che appare di statura media e con il capo reclinato su un lato – che ancora fa discutere a Bonito e non solo.

Vincenzo Camuso

Secondo alcuni, sul corpo si sarebbe trovata indicazione scritta: il nome Vincenzo Camuso. Secondo altri, invece, questo sarebbe solo il nome dello scopritore. Le ricerche nei registri comunali ed ecclesiastici – fatte dallo stesso Graziano – hanno dimostrato che il nome Vincenzo Camuso era molto diffuso. Potrebbe trattarsi di un Vincenzo Camuso che nel 1727 pagava “carlini 2 sopra una picciola casella”. Oppure quello che nel 1752 aveva 74 anni e “teneva un porco in uso di casa”. Per gli amanti del giallo, invece, potrebbe trattarsi di quel Vincenzo Camuso che fu testimone ad un processo per un’azione criminosa. Tale atto venne commesso nella notte tra l’1 ed il 2 agosto 1822. Ma sarebbero almeno altri tre, i possibili Vincenzo Camuso rintracciati negli archivi.

Dalla scienza alla religione: il “culto della mummia”.

La mummificazione potrebbe essere avvenuta in modo naturale attraverso la disidratazione del cadavere. Evento raro ma tutt’altro che impossibile. Magari agevolato dall’uso di uno “scola­toio” , ovvero quei sedili di pietra bucati, sopra i quali, venivano posti i corpi in modo che i liquidi corporali potessero uscire liberamente. Ciò consentiva la naturale essiccazione-mummificazione, e questo spiegherebbe anche la posizione seduta della mummia.

Il rattrappito e inquietante cadavere nel corso degli anni ha infatti stimolato l’immaginario popolare. Fenomeni testimoniati anche dagli ex-voto posti sulle pareti della Cappella, parole di speranza e di fede ma anche resoconti di guarigioni e presunti miracoli che fanno crescere sempre di più l’alone di leggenda che avvolge la misteriosa mummia di Bonito.

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